Arteterapia al CIAC di Valperga
- segreteria318
- 12 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Le attività proposte hanno utilizzato il linguaggio del gioco, del movimento, della creatività e della condivisione come strumenti per facilitare l’espressione di vissuti, spesso difficili da verbalizzare direttamente.
In particolare, il dispositivo arteterapico ha cercato di favorire:
- la possibilità di mettersi in gioco senza performance;
- l’esplorazione della vulnerabilità come risorsa relazionale;
- il rafforzamento della fiducia reciproca;
- la costruzione di un clima di gruppo più accogliente e autentico;
- la valorizzazione dell’esperienza soggettiva di ciascuno.
I risultati, apparentemente diversi per ciascun indirizzo.
Meccanici (solo ragazzi): hanno mostrato inizialmente maggiori difficoltà nell’entrare nella proposta laboratoriale, soprattutto rispetto alla possibilità di esporsi emotivamente davanti al gruppo dei pari. Sono emersi imbarazzo, resistenza e una certa fatica nel lasciarsi andare a
una dimensione più libera, corporea e ludica.
Anche il semplice “giocare” è stato, per alcuni, vissuto come qualcosa di distante dalla rappresentazione di sé che sentivano di dover mantenere davanti al gruppo classe.
Acconciature (mista) la classe si è mostrata fin dall’inizio molto vivace, energica e partecipe. Il
gruppo ha alternato momenti di ironia e leggerezza a momenti di presenza autentica e coinvolgimento sincero, dimostrando capacità sia di esprimere apprezzamenti sia di portare criticità e resistenze in modo diretto.
Nonostante il clima scherzoso ed estroverso sembrava, talvolta, inscenare una modalità protettiva rispetto alla possibilità di mostrarsi vulnerabili.
Nel corso degli incontri, tuttavia, si sono osservati cambiamenti significativi nelle dinamiche relazionali. Alcuni studenti generalmente più timidi o marginalizzati hanno trovato maggiore spazio di espressione, riuscendo a condividere vissuti personali e a interagire con compagni con cui abitualmente mantenevano distanza
Estetica (solo ragazze) La classe di estetica è stata quella che più facilmente ha accolto il lavoro emotivo e relazionale proposto. Fin dai primi incontri le ragazze si sono mostrate disponibili all’ascolto, al confronto e alla condivisione di vissuti personali, permettendo l’emersione di temi profondi legati alla fragilità, all’identità, al bisogno di riconoscimento e al senso di appartenenza. Attraverso le attività arteterapiche è stato possibile creare uno spazio di fiducia in cui, molte studentesse hanno trovato la possibilità di raccontarsi con autenticità, entrando in contatto con aspetti intimi e delicati della propria esperienza.
Considerazioni conclusive Nel complesso, il percorso ha evidenziato come il linguaggio arteterapico possa rappresentare uno strumento efficace per facilitare processi di conoscenza reciproca, di espressione emotiva e trasformazione delle dinamiche relazionali all’interno del gruppo classe.
La possibilità di sperimentare attività creative e ludiche in un contesto non giudicante ha consentito, pur nelle differenti modalità di ciascun gruppo, di aprire spazi di riflessione, ascolto e autenticità spesso poco presenti nella quotidianità scolastica.
Particolarmente significativa è stata l’emersione del bisogno, condiviso trasversalmente dai gruppi, di sentirsi ascoltati, riconosciuti e accolti senza giudizio.
Nonostante il tempo limitato del progetto, è stato possibile osservare piccoli ma importanti movimenti relazionali.
Quali la maggiore vicinanza tra pari, possibilità di espressione per studenti più silenziosi, apertura verso punti di vista differenti e momenti di autentica connessione emotiva.




Commenti