Teatro presso la Casa Circondariale di Ivrea
- segreteria318
- 9 gen
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Con Francesca Brizzolara abbiamo organizzato una rappresentazione presso la Casa Circondariale di Ivrea prima per alcuni studenti dell’Istituto tecnico CENA e poi nel pomeriggio per i detenuti di una particolare sezione del carcere dove erano presenti anche detenuti che stanno scontando pene per maltrattamenti o violenza domestica
“Volo L’importante è staccarsi” imperniato sulla lenta consapevolezza di una relazione tossica e del come liberarsene
Lasciamo la parola alle nostre volontarie presenti.
MARIA ROSA
Ieri per me è stata una giornata importante, una giornata che mi ha lasciato una grande tenerezza nel cuore, una giornata in cui ho ricevuto inaspettatamente un grande regalo, un regalo di quelli che tutti vorremmo trovare sotto l'albero di Natale.
Confesso che le mie aspettative erano basse, solo un po’ di curiosità.
Davanti alle carceri di Ivrea incontro Letizia e Maria Teresa e altri volontari. Arrivano anche due classi quinte, miste, dell'Istituto tecnico con i professori.
Terminati tutti i controlli, i cancelli numerosi e molto rumorosi, aperti dalle guardie carcerarie, veniamo accompagnati in una sala adibita a chiesa, teatro e sala conferenze...credo.
Siamo tutti ugualmente incuriositi e non abituati ai rumori che sentiamo in sottofondo, notiamo quanto sia difficile intuire di che colore sia il cielo.
La Direttrice del carcere si presenta e con la psicologa interna spiega di avere già avviato con i detenuti un percorso di riflessione sull'importanza del rispetto reciproco. Interesse, partecipazione dei ragazzi, ma tempi ristretti per una riflessione collettiva.
Nel pomeriggio, ripetute le stesse procedure, invece dei ragazzi, il pubblico è composto da uomini, i detenuti che hanno compiuto atti di violenza e che, in forma volontaria, hanno chiesto di partecipare.
Sono circa una ventina, giovani e non, di varie nazionalità. Un saluto cordiale e, ci accomodiamo.
Stesso spettacolo, stessi gesti, stesse parole ma l'emozione è diversa, è tangibile, aleggia nella stanza.
Al termine molti si alzano in piedi per applaudire.
Un signore alto e robusto, seduto davanti a me, mi sembra si chiami Sergio, si alza, si avvicina all'attrice e le dice che sente l'esigenza di chiederle scusa perché è stato un uomo abusante e, attraverso un suo percorso ed ora attraverso lo spettacolo, ha capito quanto dolore abbia causato. Con grande dolcezza abbraccia l'attrice come simbolo di tutte le donne che hanno subito violenza, un gesto di riconciliazione.
L'emozione è palpabile, le lacrime escono spontanee.
Per me quel gesto diventa un nuovo modo di vedere il mondo, di vedere l'altro, non più diverso ma uguale, un senso di gratitudine mi avvolge e mi accompagna al mio rientro a casa.
Sono emozioni che danno nuovo significato al mio impegno di volontariato.
ROSSANA
Ieri alle carceri c'ero anch'io. Alle 15,00, per lo spettacolo con i detenuti. Non ero mai entrata in un carcere e non avevo visto “Il Volo!”. Quindi grande curiosità!
La realtà di questa esperienza però ha superato ogni mia aspettativa.
L'atmosfera del carcere mi è parsa meno lugubre di quanto pensassi: piena di persone che ci lavorano o ci vanno come volontari, i detenuti persone gentili e curiose.
Poi lo spettacolo, avvincente. Si è creata una tensione fortissima e davanti a noi ormai c'era soltanto quel racconto e le emozioni scaturite.
Anche alla fine il clima è rimasto intenso, grazie alle testimonianze di alcuni spettatori.
E chi non ha parlato come me, sono abbastanza certa che si sia portato con sé molte sensazioni da ripensare e ricomporre in solitudine, o da ripercorrere in un contesto più intimo.
Per me almeno è stato così.
MARIA TERESA
Mi unisco alle parole di Mariarosa e di Rossana condividendo le emozioni, tante….
Sono entrata in carcere con l’idea che fossimo noi a portare qualcosa a loro e, al contrario, sono stati loro che ci hanno regalato commozione e una grande umanità.
Mi ha emozionato sentire un detenuto che si è scusato per le sue azioni, un altro che ha detto che l’importante è amare. Ho pianto, ma ho visto che non ero la sola.
È stata un’esperienza indimenticabile che mi ha arricchito. Quando sono uscita ho provato una grande tristezza perché, quando entri tra quelle mura non sai se fuori c’è il sole o se piove e per quanto queste persone debbano scontare giorni e anni per i loro errori, si meriterebbero un po’ più di umanità.
Ringrazio i volontari del carcere che quando entrano portano con sé il mondo di fuori e forse una speranza






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