A occhi aperti
- segreteria318
- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Le donne vogliono essere soggetti autonomi, libere e indipendenti nelle scelte. Nell’ambito lavorativo non chiedono la parità, ma le stesse opportunità che hanno gli uomini e i diritti acquisiti rispettati .
Perché tutto ciò avvenga devono saper vivere non solo il personale, ma il sociale, saper vedere quanto avviene attorno a loro e capire.
Iniziamo dalla riforma della giustizia che paralizzerà il paese per i prossimi mesi, mettendo la sordina al lavoro impoverito, alla sanità per tutti e alle invadenze reazionarie nella Scuola.
Per le donne la separazione delle carriere dei magistrati poco importa. Importa la velocizzazione dei processi civili e penali.
Noi volontarie dello sportello antiviolenza conosciamo le lungaggini delle separazioni, fra giochi degli avvocati , i continui rinvii e, se ci sono minori contesi, l’indecisione coperta dal ricorso ai Ctu. Tempi e costi inutili, soprattutto dannosi che lasciano insoddisfatte le parti pervase di rancori.
Per il penale, emblematica la vicenda di una utente cui il compagno violento aveva fratturato la mascella con un pugno.
Lei con la neonata in casa rifugio, sradicata dal suo ambiente, senza più il lavoro, in balia del nulla.
Lui libero in attesa di giudizio, con tutto il tempo di trovare una nuova compagna e un lavoro lontano dal luogo e dai testimoni dei suoi comportamenti brutali.
Certo non è giustizia, indipendentemente dalla cosiddetta riforma.
Poi il tema dei dazi, tante parole a vuoto quando per preservare certi prodotti e produttori basterebbe aumentare la domanda interna, che ovviamente richiede la giusta remunerazione del lavoro.
Alla parola lavoro corre il pensiero degli sprechi, prima di tutto dei giovani, senza futuro, traditi da un sistema economico che rifugge dalla competenza e li sfrutta con il precariato, gli stages gratuiti, le partite Iva. E che poi, si lamenta delle fughe all’estero.
Anch’essi migranti come quelli che arrivano sui barconi, solo più fortunati perchè partono in aereo e sono informati sull’approdo.
Gli altri, preda di una miopia insensata che li respinge, indifferente se verranno sfruttati come bassa forza lavoro, e se clandestini saranno facile mano d’opera dello spaccio e della micro criminalità, grazie a una burocrazia connivente.
Eppure dati alla mano, se lo Stato spende in servizi per cittadini stranieri -compreso Albania e CPR- 34.5 miliardi, incassa 39,1 miliardi in tasse e contributi dagli immigrati regolari. (Centro studi Idos).
Pagano le tasse e compensano le culle vuote .
Giovani e stranieri, ma le donne? Quelle con due figli almeno -chiamiamole “fattrici?”-, vengono compensate con i bonus che, a pensarci bene, sono come l’elemosina che si lascia al mendicante di strada .
Al posto di un lavoro dignitoso, remunerato alla pari dei colleghi maschi, in modo che le giovani coppie possano pensare a diventare famiglia. Oppure che l’indipendenza economica, permetta a chi è caduta in una convivenza tossica di liberarsene.
Senza dimenticare che il lavoro femminile vale più punti sul Pil nazionale.
Si chiude con la casa, altro fattore di rischio povertà. Affitti alle stelle, alloggi trasformati in Airbnb. Nuovamente tanto parlare ma, a parte gli investimenti speculativi, chi si trova ad avere la casa dei nonni o genitori, la trasforma per integrare un reddito precario. Occorre semplicemente una regolamentazione che chiama in causa Comuni, max le regioni, altrimenti a pagare saranno sempre le fasce deboli della nostra società.
Società, dove le donne sono parte essenziale, percentualmente più numerosa e istruita, cui si potrebbe chiede di non chiudere gli occhi ma di diventare protagoniste del cambiamento.
Infatti, se come ha affermato Dacia Maraini, il femminismo è l’unica rivoluzione vinta nel’900 essendo riuscita a cambiare leggi ferme da generazioni, perché non sognare un nuovo femminismo, più aperto e attuale?






Commenti