La nuova generazione
Lontano e vicino a noi stanno succedendo tante cose. Alcune aprono alla speranza, come la vittoria dei giovani alle elezioni in Serbia, altre meno.
Anche da noi i giovani, anzi ragazzi e ragazze degli istituti superiori , sull’onda di quanto è successo in Francia, sono scesi in piazza, per una scuola migliore e diversa.
La scuola è il loro presente e non vogliono aule sovraffollate, fredde o calde secondo la stagione, insegnanti che cambiano come meteore, precari giustamente preoccupati di se stessi e del loro futuro e meno degli alunni. Insegnano ma non educano, anche per le ore distribuite su più istituti.
I ragazzi risentono anche delle pressioni che arrivano dall’alto, che inducono un razzismo latente con il tetto di presenze straniere e che pregiudicano la libertà di insegnamento riducendo l’attenzione ai loro reali interessi e bisogni.
La scuola pubblica è un cenerentola, produce a disagi che non sono più problemi individuale , ma del contesto sociale. Anche l’incertezza del futuro, l’assenza di prospettive è il mix che ha scatenato la rabbia e le violenze .
Violenze non preordinate come quelle dei black block, professionisti della guerriglia urbana, ma esplose come gli incendi estivi, che indipendentemente dall’innesco, divampano senza controllo.
E’ giusto disapprovare e biasimare l’assalto ai negozi, il saccheggio, e punire.
Ma occorre soprattutto che il mondo degli adulti si attrezzi a capire, assumere la sua parte di responsabilità per dare risposte oneste alle parole di Afnen, studentessa dell’Aldo Moro,Torino
Parlo, per quanto vorrei urlare, da studentessa. Anzi no.. da studentessa arrabbiata, iraconda.
Una rabbia straziante mi divora, causata dal mondo in cui sono obbligata a vivere
Da sempre mi sono sentita dire che non si può cambiare il mondo: ma io credo di sì. Finché posso, finché ne ho il diritto e dovere ci proverò.
Dico finché posso perché ho 16 anni e un po’ più in là del Mediterraneo c’è una ragazza uguale a me con le stesse passioni e le stessa età ma senza le mie possibilità. Senza speranza.
Voglio urlare al mondo che non mi va bene tutto ciò che sta succedendo: dal genicidio, al patriarcato e alle condizioni pessime che sono forzata a vivere.
La scuola che dovrebbe essere il nostro luogo sicuro, il nostro luogo di crescita e di costruzione; ma io a scuola vedo solo distruzione.
Distruzione perché viviamo in un mondo che preferisce costruire un centro commerciale che una scuola.
Distruzione perché oltre agli edifici degradati, c’è una distruzione psicologica della mente dello studente.
Bagni che non funzionano, igiene inesistente, termosifoni spenti (DI PROPOSITO.), palestre cadenti.
Voi vedete qualcosa di costruttivo?
Tutto ciò inevitabilmente si riflette nel benessere degli alunni. Come studenti, vogliamo dire che siamo stufi: stufi di essere ignorati e invisibili agli occhi del governo.
Un governo che ha barche di soldi per le armi ma non per i propri studenti; un governo per cui gli studenti sono solo numeri.
A scuola non ci ascoltano, per strada nemmeno, che dobbiamo fare?
Nessuno si indigna per la distruzione emotiva e non della scuola ma tutti si indignano per le proteste violente, si lamentano se giustifichiamo le violenze nelle manifestazioni ma come giustificate voi la violenza a scuola?





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