Libere di…libere da… Riflessioni
- segreteria318
- 4 giorni fa
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Ho assistito allo spettacolo Libere di…libere da… del gruppo teatrale Inarrestabili della Casa delle donne , ormai quasi stabile.
Uno spettacolo gradevole e ricco di significati, che hanno suscitato una serie di riflessioni riguardo la comunicazione.
E’ certo che la Casa delle donne di Ivrea, abbia valori e principi riportati” nel proprio statuto quando si è costituita in Associazione donne contro la discriminazione ODV.
Primo fra tutto il contrasto alle diverse forme di discriminazione di genere e la tutela dei diritti e degli interessi delle donne, che si esplicano in diverse opzioni. A partire da un punto di riferimento, la sede fisica dove poter svolgere le attività connesse.

Ed è stato contestuale il sorgere del problema della comunicazione, a chi e in che modo.
Quella cartacea e i social network, il passa parola fra utenti e socie, essenziali ma non sufficienti. C’erano i momenti pubblici dell’8 marzo e 25 novembre, ma erano rituali, il racconto delle attività svolte a un pubblico sempre uguale, le fedelissime e le simpatizzanti.
Una comunicazione all’interno di gruppi ristretti, anche se ultimamente con i laboratori la platea si è allargata, uscendo dalla attività di emergenza, legate allo sportello delle tre A -Accoglienza, Ascolto Aiuto- per i casi di violenza domestica e disagio familiare.
Nuova linfa e nuove amiche.,
La stessa utenza presentava situazioni sempre più radicali, le casalinghe vittime di violenze psicologiche ed economiche erano rassegnate, mentre le giovani con un lavoro, erano in grado di ipotizzare un futuro di libertà.
Dalla stampa i fenomeni nuovi dei femminicidi sempre più frequenti e di stalking, cui le risposte istituzionali si limitavano alla recrudescenza delle pene. Prevenzione e tutela assenti.
Diventava necessaria una mobilitazione dal basso più ampia, che interiorizzasse e percepisse i danni della cultura patriarcale, degli stereotipi ad essa legati e quanto questi influenzino spazi che si credono liberi.
NIMBI, non nel mio giardino, sempre meno credibile, ormai quasi quotidiane le vittime del vicino “così tranquillo ed educato”, assieme ai ragazzi col coltello nello zaino tra i libri di testo.
Di conseguenza alla Casa delle donne ci si rende conto che servono nuove e più impattanti forme di comunicazione per dire e attivare proposte nuove.
Per poter dire alle donne che la libertà si ha con l’autonomia economica, ai genitori che le figlie femmine devono dividere con i figli maschi gli studi scientifici per le nuove professioni, che non si devono sprecare intelligenze e che i cervelli non hanno sesso.
E’ finito il tempo del corredino rosa e azzurro, anche se gli ostacoli sono ancora tanti, ma occorre siano conosciuti.
E’ la motivazione, il perché della scelta dello spettacolo dal vivo, del gruppo teatrale Inarrestabili, dove corpi e facce comunicano a corpi e facce di un pubblico indifferenziato, di donne e uomini, genitori, figli e nonni.
Attraverso sorridenti situazioni si parla della autonomia economica ed anche della discriminazione nelle retribuzioni e delle difficoltà di carriera per le donne a parità di mansioni, l’eccesso dei carichi di cura quando, uscite dal lavoro, si ritrovano a casa. E, allo stesso tempo, il rovescio della medaglia, la solitudine della casalinga.
Dunque, da replicare questa forma di comunicazione perchè riesce a trasmettere divertendo, con garbo e ironia, tematiche più ampie e attuali, che sono di tutti e per le quali tutti possono intervenire.






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