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Manifestazione contro Ddl stupri

Aggiornamento: 20 apr

Il 19 febbraio 2026 in Piazza Castello a Torino si è svolta la manifestazione contro il ddl stupri dell’Avvocata Giulia Bongiorno, e francamente, pensare che sia un’avvocata a voler portare avanti una modifica così infida , del codice penale 609 bis, la dice lunga su come verte il paese in questo momento storico. La Manifestazone è stata promossa e organizzata da Non una di Meno , collettivo femminista e transfemminista di Torino, erano inoltre presenti altre realtà quali ; centri antiviolenza , rappresentanti di Amnesty international infine cittadini e attivisti del collettivo Casa delle Donne di Torino .


Ecco una testimonianza ...

"Ero presente in quanto attivista e operatrice antiviolenza e in quel momento ho sentito due

emozioni convivere nello stesso istante: euforia e rabbia.


Euforia per quella sensazione rara e potente di comunità, per l’energia che nasce quando ci si ritrova insieme, corpi e voci unite a difendere qualcosa che riguarda tutte e tutti. Per un momento, eravamo davvero una sola cosa.

Ma insieme a questa forza, mi ha attraversata anche una rabbia profonda e una delusione difficile da ignorare. Ancora una volta, si prova a far tacere le donne. Ancora una volta, si insinua il dubbio sulle loro parole, si mettono in discussione i loro diritti fondamentali, si ridimensiona la loro esperienza. È stancante ed è inaccettabile.


Fa rabbia vedere come venga ignorato persino il Trattato di Istanbul, un accordo internazionale che impegna gli Stati a prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Non è un dettaglio. È una presa di posizione chiara che dovrebbe guidare le politiche, non essere aggirata o svuotata.


La piazza, però, non era piena come avrebbe dovuto. E questo mi ha fatto riflettere ancora di più. Non basta indignarsi in silenzio, non basta pensare che “ognuno lavi i propri panni sporchi in casa”. È proprio questo silenzio che permette alla violenza di restare sommersa, invisibile, tollerata.


Il DDL Bongiorno vuole far sparire dal testo “il consenso libero e attuale” e sostituirlo con il “dissenso”. Ma questo, ancora una volta, metterà in discussione la donna, dandole la responsabilità della violenza subita, escludendo nuovamente lui dal mirino. Le verrà chiesto se abbia detto o meno un “no” esplicito, se lo abbia gridato abbastanza forte.

Per questo, ora più che mai, esserci conta. Parlare conta. Esporsi conta. Anche quando è scomodo, anche quando siamo meno di quanti vorremmo. Perché il cambiamento non nasce nel silenzio, ma nella voce condivisa"

 
 
 

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