Stereotipi di genere. Conseguenze e danni
- segreteria318
- 3 giorni fa
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Gli stereotipi sono credenze rigide, condivise e generalizzate su ciò che uomini e donne dovrebbero fare basate sul sesso biologico. L’ assegnazione di ruoli predefiniti con conseguenze difficili da spezzare, di solito tramandate dalla società e dalla famiglia.
Gli stereotipi sono come l’acqua per i pesci, ossia sono così pervasivi e radicati nelle nostre vite da risultare invisibili, proprio come l’acqua per i pesci. Ne siamo costantemente immersi che non ci rendiamo conto quanto influenzano il nostro modo di pensare e di essere.
Gli uomini sono meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche. La conseguenza è documentata, infatti nonostante un lavoro extra domestico, le donne dedicano 5 ore al giorno del loro cosiddetto tempo libero alla cura della casa, figli e anziani, mentre gli uomini 1 ora e 47 minuti.
Una donna per essere completa deve avere dei figli e, nel mondo del lavoro, è il primo stereotipo a creare un handicap grosso. Le donne, anche quelle stabilizzate dopo i permessi di legge per gravidanza e parto, al rientro trovano il posto occupato e, spesso, vengono cortesemente demansionate.
Altre, invece al colloquio di assunzione, sono invitate a firmare le dimissioni in bianco in caso di gravidanza . La conseguenza è che le lavoratrici tra i 25-49 senza figli sono il 77, 5%, valore che scivola al 56,6% alla nascita del primo figlio . Fenomeno che, se da un lato rappresenta una maggiore vulnerabilità economica della singola persona e della famiglia, dall’altro un danno economico del paese perché meno donne occupate influisce negativamente sul PIL.
Per l’uomo più che per la donna è molto importante avere successo nel lavoro, il binario agevolato per la fluidità della carriera maschile. Non si tratta del tetto di cristallo in molti settori del tutto infrangibile, ma l’alibi del gap salariale. Le donne sono retribuite mediamente il 7% meno degli uomini per le stesse mansioni. Perennemente in uno stato di inferiorità oppure, se giovani e belle, occupate in aree di rappresentanza , con funzioni di esibizione aziendale.
E’ soprattutto l’uomo che deve provvedere alle necessità della famiglia. Stereotipo che sembra in disuso e che, invece fa capire le relazioni o convivenze fra ricchi uomini anziani e ragazze giovani, che vedono in essi la possibilità di vivere agi, condizioni di lusso che il lavoro o un coetaneo non potrebbero permettere.
Gli uomini sono forti, volitivi e adatti al comando. Gli uomini, ad esempio, non piangono e viene detto loro sin da bambini che il pianto è delle femminucce. Babbo Natale porta anche se meno spesso armi, certo il piccolo chimico, master building e camion. Alle bambine immancabilmente Ciccio bello, la cucinetta e, alle più grandi Barbie e set di cosmetici. Dopo di che si dirà che sono più portate all’accudimento, sensitive, empatiche e, frivole. Grande aiuto viene dalle immagini dei media che propongono figure femminili sessualizzate, mercificate in contesti raffinati, e poi dal linguaggio. Il governante è l’uomo di Stato, la governante invece accudisce alla casa.
E tutto ciò implica scelte e limitazioni già nell’orientamento dei percorsi scolatici, soprattutto superiori. Il 92,5% predilige l’educazione e la formazione. Il linguistico 80,5% e il 78% psicologia . Medicina e farmacologia intorno al 70% con giurisprudenza.
Scendono al 49,9% le iscrizioni a architettura, e il 26,6% a ingegneria civile. E nonostante il computer sia l’accessorio più diffuso su ogni scrivania, informatica il 17,7%.
La scienza ai maschi, la cura alle femmine, lo afferma il confronto fra la differenza tra lauree in medicina e in materie STEN. In queste discipline i maschi sono il 36,8% le ragazze il 19,2%.
Eppure nelle attività di ricerca o al CNR troviamo soprattutto giovani donne per la capacità di attenzione, la pazienza, le modalità del lavoro flessibile. Ma il ruolo appare ancora ancillare e i capi équipe maschi.
Riguardo la violenza sessuale sulle donne, tema drammaticamente d’attualità, gli stereotipi sono non solo maldestri , negano l’evidenza e, a volte, appaiano difensivi.
In generale Le donne che non vogliono riescono a evitarla anche se possono provocarla col modo di vestire. Addirittura sono chiamate a una specie di corresponsabilità se la subiscono in stato di ubriachezza o sotto effetto di sostanze.
Spesso sono false accuse, altro stereotipo che alimenta il dubbio.
Per quanto attiene all’autore potrebbe essere sotto effetto di sostanze anche solo incapace di gestire la rabbia.
Non ultimi nell’uomo Il bisogno di sentirsi superiore, la non accettazione della emancipazione,
perché la Donna è un oggetto di proprietà, rappresentando la visione di un rapporto malato, un background oscuro che ha le sue radici nel patriarcato.
L’albero del patriarcato, come lo definisce Michela Murgia , ha un tronco enorme, rami possenti ed è stato piantato centinaia di anni fa. Sopravvive e vegeta grazie agli stereotipi , che sembrano albergare -notizie degli ultimi giorni- nei tribunali e trovare ampio spazio in certe sentenze.
Ecco perchè noi donne dobbiamo essere consapevoli dei tanti pericoli cui siamo esposte, conoscerli per difenderci.
La difesa inizia con l’abbandono dei corredini rosa e azzurri, di come alleviamo i figli e di come, in casa, nei menages le mani sono quattro, non esiste attitudine bensì volontà.
Fuori casa, affermare che siamo capaci di cura e di comando, anzi che la leadership è innata perché l’empatia porta a vedere l’altro, cercare il dialogo e la mediazione. Anche l’istinto del problem solving nella gestione dei conflitti sono qualità femminili che producono efficienza e utilità da non sottovalutare.
Occorrono dosi maggiori di autostima da far pesare nei rapporti e nelle situazioni, non più lei e lui, ma essi. Ed esserci con pregi e difetti, determinate, attente e libere.





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