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Stereotipi di genere. Conseguenze e danni

Gli stereotipi  sono  credenze rigide, condivise e generalizzate  su  ciò che uomini e donne dovrebbero fare  basate sul sesso biologico. L’ assegnazione di ruoli predefiniti con conseguenze difficili da spezzare, di solito tramandate dalla società e dalla famiglia.

 

Gli stereotipi sono come l’acqua per i pesci, ossia sono così pervasivi e radicati nelle nostre vite  da risultare  invisibili,  proprio come l’acqua per i pesci. Ne  siamo costantemente  immersi che non ci rendiamo conto quanto influenzano il nostro modo di  pensare e di essere.

 

Gli uomini sono meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche. La conseguenza è documentata, infatti    nonostante un  lavoro extra domestico,  le donne  dedicano 5 ore al giorno del loro cosiddetto tempo libero  alla  cura della  casa,   figli e  anziani,  mentre gli uomini  1 ora e 47 minuti.

 

Una donna per essere completa  deve avere dei figli e, nel mondo del lavoro, è il primo stereotipo a creare un handicap grosso. Le donne, anche quelle stabilizzate dopo  i permessi  di  legge per gravidanza e parto,  al  rientro trovano il posto occupato e, spesso, vengono  cortesemente  demansionate. 

Altre, invece  al colloquio  di assunzione, sono  invitate a firmare  le dimissioni in bianco in caso  di gravidanza . La conseguenza è che le lavoratrici tra i 25-49 senza figli  sono  il 77, 5%,  valore che scivola al 56,6% alla nascita del primo figlio .  Fenomeno che, se da  un lato rappresenta una maggiore vulnerabilità economica della singola  persona e della famiglia, dall’altro  un danno economico del paese perché  meno donne occupate influisce  negativamente sul PIL.

 

Per l’uomo più che per la donna è molto importante avere successo nel  lavoro, il binario agevolato per la fluidità della carriera maschile. Non si tratta  del tetto di cristallo in molti settori del tutto  infrangibile, ma l’alibi del gap salariale. Le donne sono retribuite mediamente  il 7%  meno degli uomini per le stesse mansioni. Perennemente in uno stato di inferiorità oppure, se giovani e belle,  occupate in aree  di rappresentanza , con funzioni   di  esibizione aziendale.

 

E’ soprattutto l’uomo che deve provvedere alle necessità  della famiglia.  Stereotipo che sembra in disuso  e che,  invece fa capire  le relazioni o convivenze fra ricchi  uomini anziani e ragazze giovani, che vedono in essi la possibilità di vivere agi, condizioni di lusso che il  lavoro o un coetaneo non potrebbero permettere.

 

Gli uomini sono forti, volitivi e adatti al comando.  Gli uomini, ad esempio, non piangono e viene detto loro sin da bambini che il pianto è delle femminucce. Babbo Natale porta anche  se meno spesso armi, certo il piccolo chimico, master building e camion. Alle bambine immancabilmente  Ciccio bello, la cucinetta  e, alle più grandi Barbie e set di cosmetici.  Dopo di che si dirà che sono più portate all’accudimento, sensitive, empatiche e,  frivole.  Grande aiuto viene  dalle immagini dei media che propongono figure femminili  sessualizzate, mercificate in contesti   raffinati,   e poi dal   linguaggio. Il governante è l’uomo di Stato, la governante invece  accudisce alla casa. 

 

E tutto ciò implica  scelte e limitazioni già  nell’orientamento dei  percorsi scolatici, soprattutto superiori. Il 92,5% predilige  l’educazione e la formazione. Il   linguistico 80,5% e il  78% psicologia .  Medicina e farmacologia intorno al 70% con giurisprudenza.

Scendono al 49,9%  le iscrizioni a architettura, e il  26,6% a ingegneria civile. E nonostante il  computer sia l’accessorio più diffuso su ogni scrivania, informatica il 17,7%.

 La scienza ai maschi, la cura alle femmine, lo afferma  il confronto fra la differenza tra  lauree in  medicina e  in materie STEN. In queste discipline i maschi sono il 36,8% le ragazze il 19,2%.

Eppure  nelle attività di  ricerca o al CNR troviamo  soprattutto giovani  donne per la capacità   di attenzione, la pazienza, le modalità del lavoro  flessibile.  Ma il ruolo appare ancora ancillare e i capi équipe maschi.

 

Riguardo la violenza sessuale sulle donne, tema drammaticamente d’attualità, gli stereotipi  sono non solo    maldestri , negano l’evidenza e,  a volte,  appaiano difensivi.

In generale Le donne che non vogliono riescono a evitarla  anche se possono provocarla col modo di vestire. Addirittura sono chiamate a una specie di corresponsabilità se la subiscono in stato di ubriachezza o sotto effetto di sostanze.

Spesso sono false accuse, altro stereotipo che alimenta il dubbio. 

Per quanto attiene all’autore potrebbe essere  sotto effetto di sostanze anche solo  incapace di gestire la rabbia.

Non ultimi nell’uomo   Il bisogno di  sentirsi superiore,  la  non accettazione della emancipazione,

perché la Donna è un oggetto di proprietà,   rappresentando la  visione di un rapporto malato, un background oscuro  che ha le sue radici nel patriarcato.

L’albero del patriarcato, come lo definisce Michela Murgia , ha un tronco enorme, rami possenti  ed è stato piantato centinaia di anni fa. Sopravvive e vegeta  grazie agli stereotipi , che sembrano albergare -notizie degli ultimi giorni- nei tribunali e trovare ampio spazio in certe sentenze.

 

Ecco perchè noi  donne dobbiamo essere consapevoli dei tanti pericoli cui siamo esposte,  conoscerli per   difenderci.

La difesa inizia con l’abbandono dei corredini rosa e azzurri, di come alleviamo i figli e di come, in casa, nei menages le mani sono quattro, non esiste attitudine bensì volontà.

Fuori casa,  affermare  che  siamo capaci di cura e di comando, anzi che la  leadership è innata perché l’empatia  porta a vedere l’altro, cercare il dialogo e la mediazione. Anche l’istinto del  problem solving  nella  gestione dei conflitti sono qualità femminili che producono efficienza e  utilità da non sottovalutare.

 

Occorrono dosi maggiori di  autostima da far pesare nei rapporti e  nelle situazioni, non più lei e lui, ma essi. Ed esserci con pregi e difetti, determinate,  attente  e libere.

 
 
 

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Due giornalisti

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