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I Giovani ... una specie umana a rischio di estinzione.

Cosa si fa per loro ?


Sono usciti i dati  Istat 2025 sulla natalità ed è ripreso il piagnisteo.

Un  calo del 3,9% rispetto l’anno precedente, non nascono più bambini e tutti a strapparsi i capelli, ma isolando quel dato, si rifugge dalle soluzioni. E chi più forte piange, più lo sa.

Infatti bisogna accompagnarlo  con il numero di figli per donna 1,1 che, non è il numero dei figli desiderati (1,8/2), l’età del parto  che varia tra il 32/33 anni secondo le regioni e il 43,2%  dei nati fuori dal matrimonio.

E il lavoro? Nella florida provincia di Torino  nella fascia di età 19-24 anni gli occupati sono  il 35%, le ragazze il 32%. I contratti  precari  3 su 4.

Da aggiungere il 20% di donne che lasciano  il lavoro dopo la nascita del primo figlio.

 

Dati che letti insieme fanno sistema e chiedono  politicies, termine inglese che significa interventi e azioni programmate , in tempi, costi e ambiti diversi.

Non è casuale che  le coppie, a causa di un sistema economico statico  e   salari precari o  inadeguati per competenze e orario, alla carenza di abitazioni e al caro affitti,  scelgono la convivenza al matrimonio. E la nascita del figlio è  rimandata all’ assestamento  economico di entrambi.   

 

Né si dimentichi che l’anello debole della coppia è la donna, perché il tasso di occupazione in Italia femminile  è il 53-57%  in media, mentre in Europa si attesta sul 70%  e, a parità di mansioni, il gap  salariale è del 5,6% .

È inoltre mancano gli asili nido e quelli che esistono hanno rette molto alte. 

La maternità viene  negata o penalizzata, se dopo il parto si  rientra , alle donne  si abbassano le mansioni e  la carriera è  bloccata. Sono  inaffidabili. Un mobbing sottile per il pericolo perché potrebbero permettersi un  secondo figlio.

Ed ecco il motivo per cui  la crescita dell’occupazione femminile riguarda le donne over 55, a menopausa assicurata.

Anche nella popolazione immigrata è presente il calo delle nascite per gli stessi motivi di insicurezza e povertà impellente.

 

Un quadro fosco, non esistono case popolari o in convenzione, l’unico piano nazionale risale al 1948-1963, oggi affidate ad aziende territoriali  che gestiscono il residuo in forme manchevoli se non sanzionabili per assenza di manutenzione e di  controlli.

 

La costruzione di asili nido prevista dal  Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) - il cui termine vincolante è il 2026-,   non solo incompiuta, ma in molte città neppure iniziata.

Incompetenza e indifferenza per  le giovani generazioni,  chiamate in causa  solo per imputare ad essi le colpe che invece risiedono nella  assenza di politicies  integrate perchè la classe dirigente ha rimosso di chi sia  il  futuro.

 

I giovani, indipendentemente dal sesso  trascurati e, le donne vittime di violenza domestica in tutte le sue forme. Abbiamo difronte un paese di vecchi, un popolazione di over 65anni ormai pari al   25% ,  abbarbicati,  domiciliati in un  patriarcato che pensano unico a difendere  la sopravvivenza dei loro privilegi.

 

Del resto l’incapacità a rendersi conto che tutto si tiene,  basti pensare all’altro  pianto greco per la sconfitta  della nazionale di  calcio in Croazia.  A nessuno è venuto in mente che sono scomparsi quei prati e cortili  dove i bambini potevano giocare, liberi di sognarsi, e diventare perché  no, in futuro  campioni autoctoni.

Il consumo di suolo si è mangiato tutto, sui terreni franosi si è costruito  e adesso i costi per correre ai ripari  saranno certamente decurtati ai giovani e donne.

 

A volte vien da pensare che per risolvere  l’inverno demografico  la classe dirigente e i suoi accoliti ben pensanti, segretamente,  sognino un futuro dispotico  dove sia possibile l’uso legalizzato e controllato di donne  riproduttrici. Come nel “Racconto dell’ancella” di Margaret Atwood. 

Due piccioni con una fava, più nascite e le donne  nuovamente  al loro posto.

 

 
 
 

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Due giornalisti

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