Migranti
- segreteria318
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Sull’argomento della immigrazione, dei barconi, dei tanti sogni di una vita nuova finiti in mare, la Casa delle donne ha spesso riflettuto, agito, non scritto.
Però l’ultimo decreto Sicurezza e decretino successivo del Governo relativo ai 615 euro quale premio agli avvocati che persuadono i loro assistiti a ritornare volontariamente al paese d’origine, tira per i capelli.
E obbliga a dire chiaramente che non si condivide nulla delle politiche repressive e discriminanti sul tema.
Dal lager di un miliardo in Albania, alla tragedia di Cutro, ai CPR prigioni ingiuste per i clandestini. Per i quali, va precisato che sono tali perchè le questure sono lente, indolenti nel rilasciare i permessi di soggiorno, complici diligenti e compiacenti di impedimenti burocratici studiati ad hoc.
Per non parlare delle vergognose code di ore e giorni, alle intemperie davanti agli uffici incaricati.
Chiedere e compensare l’avvocato va contro il diritto alla difesa e rompe il rapporto di fiducia implicito. Un assurdo, come nel caso di una donna che vuole la separazione perchè il marito la picchia, l’umilia e la controlla anche quando va in bagno e, l’avvocato la convince a rinunciare, la invita a tornare a casa e a chiedersi se non siano i suoi comportamenti a provocarlo.
Riceverà 615 euro dalla Fondazione Dio Patria Famiglia(?).
Gli ordini degli avvocati si sono ribellati con il Presidente Mattarella, allora è uscito un decretino correttivo ipocrita che allarga la premialità ad associazioni e soggetti che forniscono assistenza per il rimpatrio volontario. Compenso che verrà corrisposto non all’effettiva partenza del migrante, ma a procedimento amministrativo concluso.
Non si capisce cosa significhi in realtà, ma si capisce che si sta aprendo un sottobosco di illeciti, infrazioni quando non truffe.
La Casa delle donne riguardo l’immigrazione ha fatto parte dell’Osservatorio Migranti di Ivrea, un insieme di associazioni e i cittadini attivi nelle politiche di integrazione e accoglienza diffusa.
Ma sino dal 1970 è stata una presenza attiva con le donne arrivate dai paesi del Maghreb.
Aiuto e accompagnamento nei meandri del welfare, che allora esisteva, e la scuola di italiano di “Antonia”. Una scuola diversa che ,con l’apprendimento della lingua stimolava il confronto e il rapporto fra culture differenti, la necessità di rispettare il luogo d’arrivo mantenendo l’identità di quello lasciato.
Due flash. All’ingresso della sede una coppia, lui diffidente e sospettoso che guardava tutt’intono i locali -allora un open space grande diviso in aree di lavoro- e, accertata neanche l’ombra di un uomo, il permesso alla compagna di entrare.
Il secondo, durante la preparazione di una cena etnica, le donne indaffarate parlavano dei loro mariti quanto siano belli e prestanti. Si affaccia un marito non attraente, mingherlino e scuro, e subito, con malignità si rivolgono alla moglie “ e, il tuo è bello ?”. Lei olimpica, risponde toccandosi la fronte “è bello qui”. Una lezione.
Il lavoro di aiuto e le relazioni intessute si sono mantenute, mutando nel tempo, ad esempio con un dopo scuola mensile individualizzato, per i figli ormai cresciuti che, frequentando le medie in casa non hanno aiuti.
Professoresse di italiano e matematica, distribuite in postazioni differenti ciascuna con un allievo, le mamme in crocchio a pettegolare e i bambini piccoli a fare una gran confusione. Una baraonda piacevole che parlava di familiarità e fiducia, costruita anno dopo anno.
Forse diverso il rapporto, non con donne perché immigrate, semplicemente con donne.





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