Le parole per dirlo ..da Gaza Agosto 26
- segreteria318
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Da più di 1 anno collaboriamo con il Comitato “Un aiuto per la Palestina “ formato da una rete di circa 250 persone che grazie alla collaborazione con l'associazione Watermelon Friends, è entrata in contatto con alcune famiglie, alle quali nel corso dei mesi se ne sono aggiunte altre per un totale i circa 800 persone
Oltre all’aiuto concreto che sino ad ora ha permesso a di rispondere alle esigenze vitali minime, tutti comunicano in continuazione come sia importante per loro sapere che ci sono persone lontane che li pensano, si preoccupano e si occupano di loro.
Siamo in contatto con donne, uomini , ragazzi e bambini e a questi ultimi vogliamo dedicare l’ultima parte di questa lettera che voi leggerete -…
Scrive Nada. (Striscia di Gaza)
Farida ama i giocattoli e le bambole, proprio come i bambini di ogni parte del mondo. Amava in modo particolare la sua bambola. La portava sempre con sé, ovunque andasse, come se fosse la sua piccola compagna. Un giorno siamo tornati nel luogo in cui vivevamo a Sheikh Radwan, alla nostra vecchia casa di famiglia che avevamo perso prima dell'ultimo sfollamento verso sud. Mio zio vi aveva fatto ritorno e viveva tra ciò che restava delle macerie. Mentre frugavo tra le rovine, ho notato qualcosa sotto un cumulo di pietre infrante. Era una bambola. Era gravemente danneggiata, piena di strappi e segni di tutto ciò che aveva dovuto subire. L'ho raccolta con cura, l'ho portata con me e ho cercato di ripararla al meglio delle mie possibilità.
Poi l'ho data a Farida. Non dimenticherò mai la sua reazione. Il suo viso si è illuminato di pura felicità. Stringeva la bambola al petto come se avesse trovato un tesoro prezioso. L'ha abbracciata, le ha dato da mangiare, si è presa cura di lei e poi le ha cantato dolcemente una ninna nanna, finché non è arrivato il "momento di dormire". Da quel giorno, la bambola non si è quasi mai allontanata da lei. Guardare Farida con quella piccola bambola rovinata tra le braccia mi ha ricordato qualcosa che non voglio mai dimenticare: i nostri bambini amano ancora la vita. Vogliono ancora giocare, ridere, cantare, prendersi cura delle loro bambole e vivere quei momenti semplici che ogni bambino al mondo merita. La guerra può distruggere le loro case e ridurre in cenere i loro giocattoli. Può costringerli ad abbandonare i luoghi che conoscono e amano. Ma, in qualche modo, i loro cuoricini continuano a cercare la gioia. La loro innocenza è più forte della guerra.
È un popolo forte, resistente, grandioso.
Leggete questo messaggio ai vostri figli e nipoti e se siete insegnanti ai vostri alunni, affinché possano comprendere l’importanza delle cause che ci stanno a cuore e, soprattutto, rendersi conto di quanto siano fortunati ad avere così tanto.
Spesso, chi ha tutto non si accorge del valore delle piccole cose: un sorriso, un gioco, un pasto, un abbraccio, un momento di serenità.
Eppure, per un bambino che non ha nulla, proprio quelle piccole cose possono significare tutto e possono renderlo felice.





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